“Riposa dolcemente,sorella…

6067724fb751496be9c157946295ebc7.jpgLa nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.

Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.

Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.

Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.

Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d’una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.

Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.

Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.

“Intolleranza”

L’esistenza umana, già intrinsecamente fragile, esposta com’è a pericoli, sventure e malattie, è resa ancor più precaria da un vizio che attraversa tutte le culture: l’intolleranza.

In nome di dottrine religiose, principi etici, concezioni del mondo diverse, pregiudizi ingiustificati, gli uomini lottano e si aggrediscono fra loro, spesso con ferocia, diversamente dalle specie animali che, se si sbranano, lo fanno quasi esclusivamente per soddisfare i loro bisogni alimentari.

Studiando la storia e la filosofia, conosciamo le vicende di Giordano Bruno, messo al rogo per le sue idee troppo avanzate rispetto ai tempi, di Galileo Galilei e della sua famosa abiura, conosciamo la turpe e secolare opera dell’Inquisizione, gli eretici perseguitati e trucidati, la caccia alle streghe, le teste mozzate durante la Rivoluzione francese, i campi di sterminio nazisti, i gulag sovietici. Una lunga serie di orrori e di violenze che ha costellato il cammino della storia.

Altre volte una razza si ritiene superiore biologicamente, e in modo infondato su di un’altra, e si genera il razzismo. Oppure è un genere a ritenersi superiore all’altro: storicamente l’oppressione secolare del genere femminile nasce dal discutibile convincimento che l’uomo sia superiore alla donna.

Esistono poi anche forme di intolleranza meno vistose, quelle che nascono da pregiudizi  di classe sociale, di corporazione, ma forse è più giusto parlare di discriminazione.

Il problema è che nel corso della storia, alcune elite culturali presumono di possedere la verità e per il bene del mondo, per redimerlo e migliorarlo, cercano di imporre il proprio sistema di valori e credenze agli altri, ritenendo legittimo anche il ricorso alla forza e alla violenza. Per il bene di tutto il genere umano.

Nelle sue forme estreme, l’intolleranza si intreccia al fanatismo.

Consapevole dei propri limiti  l’uomo dovrebbe perciò vivere secondo le proprie idee, avere la libertà di manifestarle e praticarle nel rispetto della libertà e della vita altrui, senza  volerle imporre con la forza agli altri.

Le società più evolute e aperte vivono di questo fecondo dialogo culturale, di questo rispetto reciproco, dove lo scontro fra concezioni diverse avviene in maniera rituale e pacifica.

Non esistono benessere materiale e psicologico, sviluppo delle arti e delle scienze, laddove c’è guerra, distruzione, dove il ciclo della vita quotidiana, la continuità di studi ed affari, è resa impossibile dalla violenza.

L’intolleranza, dunque, sia nelle forme vistose della guerra di religione, sia nelle più sottili e subdole forme di discriminazione fra esseri umani, è un male. Coltiviamo allora il suo naturale antidoto: la tolleranza. Ma cos’è la tolleranza? Lo chiedo a me stessa è ovvio..e mi sento a disagio..credevo e credo di esserlo ancora.. una persona tollerante.. ma nel periodo che sono stata via..mi è capitato un episodio forte.che ha messo a dura prova la mia coerenza..”molto”e devo dire che non sono stata come mi aspettavo..ciò mi ha molto scossa…e mi ha dato spunto di riflessione…

Perché è vero che il contesto era al limite,la paura aveva invaso il mio sistema cellulare..ma lo stesso non mi sono piaciuta..l’ ho gestito con molto tatto..ma quelle sfumature che ho percipito..hanno fatto la differenza….e hanno inciso un solco..

Mi sono rimessa in discussione..…sono forse troppo severa con me stessa?o  sono stata solo una paurosa egoista?La risposta la sto cercando…….

 

Il senso della bugia”

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La bugia può essere scherzosa, se si propone il divertimento; officiosa, se detta per scopo professionale, per rendere servizio al prossimo o per cavarsi d’impaccio; dannosa, se tende a pregiudicare il prossimo.
Gli antichi enumerano in scala ascendente otto gradi di colpevolezza nel mentitore.
Il primo, e il più grave, é quello in campo religioso, per cui, ad esempio, un cattolico finge di essere eretico per salvare la vita; viene poi la bugia che danneggia il prossimo senza che questo male sia compensato da un bene proporzionato;
viene in terzo luogo la bugia dannosa e utile insieme.
Poi la bugia che si pronuncia senza altra intenzione che di ingannare.
Viene poi la bugia fatta per recare piacere e interesse;
e infine vengono le bugie dette a fin di bene, o per evitare al prossimo un danno materiale…POI…..poi… spesso omettiamo..coloriamo un pò la verità…la trasformiamo..in fondo da piccoli..impariamo a farlo….

Beh…chi è che non ha giocato in fondo con la verità?Ho sentito spesso ripetere questa frase..”la verità ha almeno tre sfaccettature”

sarà vero? ?

 

 

“Il labirinto”

7b7379a647a54b08084ac18d14e0b719.jpg ILconcetto di labirinto si definì attraverso due differenti generi di fonti letterarie dell’Antichità: da una pIl arte il mito del labirinto costruito da Dedalo per il Re cretese Minosse e abitato dal mostruoso Minotauro, dall’altra i resoconti tramandati dagli storici e geografi sui quattro l. che si diceva fossero realmente esistiti in Egitto, a Creta, a Lemno e a Chiusi. Rimase dunque viva nell’età medievale l’idea di un edificio dalla pianta complicata e artificiosa, un palazzo in cui i corridoi e le stanze si susseguissero e si intersecassero creando un groviglio di spazi capace di far perdere completamente l’orientamento rendendo difficile l’accesso e quasi impossibile l’uscita.  

 

Il carattere prodigioso e allo stesso tempo spaventoso connaturato a un simile edificio generò due linee molto differenti di interpretazione in senso morale del labirinto. Esso può essere infatti interpretato come simbolo delle potenzialità dell’artista (o del Creatore) nel progettare architetture di inarrivabile complessità, o viceversa, sulla scorta dei connotati palesemente negativi della storia del Minotauro, può tramutarsi in emblema del mondo terreno, del peccato, del vizio, dell’eresia, della morte. Questa interpretazione in negativo fu largamente prevalente nel Medioevo, tanto da fare del labirinto non solo un generico emblema del peccato generato da confusione mentale e morale, ma anche il simbolo di alcuni più specifici aspetti del male; così, per es., Giovanni Boccaccio nel Corbaccio materializzò le insidie del falso amore in un ‘laberinto d’amore’ oscuro e abitato da fiere, mentre Francesco Petrarca (Sine nomine) apostrofò la corrotta Avignone papale come terza Babilonia e, appunto, quinto labirinto. Al labirinto come segno di peccato e morte si lega comunque anche una simbologia di riscatto e risurrezione: la letteratura patristica interpretò infatti il mito cretese in termini cristologici, creando un parallelo tra Teseo che sconfigge il Minotauro portando con sé fuori del labirinto le giovani vittime ateniesi e Cristo che vince Satana e risorge liberando l’umanità dal peccato originale.

Mi chiedo che idee vi vengono pensando a un labirinto…io ne sono affascinata..mi incute timore…attrazione…magia…..e tanta voglia di sfida…

MI chiedo.. ne uscirò? ? e tremo alla sfida..immagino pomeriggi di inizii estate..all’ imbrunire..entrarvi…nel silenzio  pomeridiano…cercare  vie di uscite…e girare,girare,girare…..

“Non ti muovere”

C’è quel camino spento dietro di lei,vuoto e nero come una bocca sdentata.La prendo per un braccio e la trattengo.Lei respira,a bocca aperta.Il suo alito è quello di un topo.In quell’improvvisa vicinanza il suo volto si deforma.Gli occhi  pesti sono immensi,si dibattano tra le cigliacome due insetti prigionieri.Le sto torcendo il braccio,è cosi estranea e cosi vicina a me. Penso ai falchi,al terrore che ne avevo da ragazzino.Alzola mano per scaraventarla lontano,lei ,i suoi ninnoli,la sua miseria.Invece afferro quel fiore di strass e me la tiro contro.Cerca di mordermi la mano,la sua bocca si agita nel vuoto.Ancora non so di cosa deve aver paura,non conosco le mie intenzioni.So solo  che con l’ altra mano le sto stringendo forte quei capelli di rafia,glieli ho presi a  mazzo e la trattengo come una pannocchia.Poi le vado addosso  con i denti.Le sbrano il mento,le labbre dure di paura.La lascio gemere,perché ne ha motivo.Ora che le ho strappato dal petto quel fiore di strass,ora le raccolgo i seni scarni e li strofino…E le mie mani sono tra gia le sue gambe,tra le sue ossa.Non assiste alla mia furia.Abbassa il viso sul collo ,alza un braccio vago nell’ aria,e quel braccio trema.Perchè le ho trovato il sesso,magro come il resto,e già agguanto il mio .La spingo contro il muro,prestoE prima ancora di presto.La testa gialla scaraventata in basso ,lei è una marionetta slentata contro il muro.La tiro su per le mandibole,le colo nell’ ansa dell’ orecchio.La mia saliva  corre lungo la sua schiena,mentre mi muovo nel suo cesto di ossa come un predatore dentro un nido usurpato.cosi faccio scempio di lei,di me di quel pomeriggio balordo………..

Ho voluto riportare questo stralcio dal racconto “Non ti muovere”

Ne ho discusso con persone..chi ha  letto incontro di solitudine,,chi amore senza condizioni..chi altro…

Io….no….io sento una forte umiliazione..una lacerazione..millenaria..

Un continuo mormorio sommesso da secoli

“Non ti muovere

“Il secolo delle donne”

26377c5ccebd0eab2614436567264540.jpgNata a Udine nel 1896 e deceduta a Città del Messico nel 1942, ignorata per decenni  dalla storiografia ufficiale, Tina Modotti è oggi collocata fra le donne  più significative del secolo scorso e le sue opere fotografiche sono conservate in prestigiosi musei e collezioni private.
Nel  Friuli  povero  di  oltre  cent’anni  fa,  Tina  Modotti   conosce  da giovanissima  le  fatiche dell’emigrazione e del lavoro; dopo il definitivo trasferimento   in   America,   nel  periodo  californiano  intraprende  la formazione  intellettuale, artistica e politica. Arriva in Messico nel 1923 assieme al fotografo e maestro Edward Weston, si impadronisce in pochi mesi del  mezzo fotografico e capisce che vita e arte possono esprimere verità e bellezza. Crea immagini straordinarie e guarda il mondo con gli occhi della bontà.  La  sua vita è animata da forti esperienze esistenziali, costellata da cruciali avvenimenti storici. Aderisce al movimento rivoluzionario, pone al  centro  del  proprio  impegno  la  condizione degli oppressi e la lotta contro  le  disuguaglianze  sociali. Quando ritorna nell’inferno europeo si immerge totalmente nelle ragioni della politica. Antifascista e combattente per  le  libertà  politiche  e  personali,  dopo  la  tragica guerra civile spagnola  deve  rientrare  in  Messico,  dove  vive  nel continuo status di emigrante,  perseguitata,  esule, cittadina del mondo; dove conclude la sua esistenza  a  45  anni, colpita da infarto, sola, dentro un taxi che la sta riportando a casa.

4f0b07d7c3898bfa79ce59a2700e0e98.jpgè stato davvero il Novecento “il secolo delle donne”?
Nel Novecento tuttavia le donne hanno maturato una diversa concezione di se:oggi non si pensano più complementari o seconde rispetto agli uomini.E hanno conquistato una libertà di scegliere la loro vita nel lavoro,nel  matrimonio e nella maternità…
Vi chiedo,sarà vero?

“Inno alla vita”

Grazie,leggervi mi ha colmato…

sono a casa..in silenzio…e mi inchino alla vita..alla sua preziosità..che sottovalutiamo nei soliti incredibili gesti quotidiani..il sentirvi vicini mi ha dato molta forza..GRZIE