“Living Theatre-labirinti dell’ immaginario”

Per la prima volta è stata0341a2829e3321afc38b0910139aaa45.jpg

 realizzata in Italia un’esposizione completa sul Living Theatre, gruppo di teatro sperimentale e d’avanguardia, che ha sovvertito non solo il linguaggio teatrale ma anche i confini tra le diverse arti

A fondarlo nel 1947 sono Julian Beck, promettente artista amico di Pollock, membro del gruppo dell’Action Painting, e Judith Malina, dalla formazione più propriamente teatrale. I due si sposano nel 1949 e i primi dieci anni di attività sono di sperimentazione: gli spettacoli si tengono in uno scantinato di Wooster Street a New York, e si scelgono opere di Stein, Cocteau, Eliot, Auden. Nel 1950 il Living entra in contatto con John Cage, che allora va costruendo un concetto di arte intesa come accadimento, happening; ma il vero elemento di rottura è costituito in questo periodo dalla presenza della poesia, inclusa a pieno titolo negli spettacoli del Living. In seguito è attuata coscientemente una vera e propria decostruzione del teatro con spettacoli come The Connection (1959), il testo della svolta, The Brig, contro il militarismo (1963), o Many Loves, che ha come tema l’omosessualità. L’improvvisazione e il teatro-evento diventano così i temi principali e si segue il principio pirandelliano di “teatro in costruzione”. Nel 1963 Judith Malina e Julian Beck vengono incarcerati e si trovano costretti a chiudere il teatro; si trasferiscono in seguito in Europa, dove restano fino al 1968. In questa fase si richiamano ad Artaud, e nei loro spettacoli raggiunge la massima importanza la corporeità, realizzata attraverso la performance; il loro ideale politico viene a coincidere con quello anarchico, perseguito attraverso un processo di comunicazione e scambio continuo con il pubblico. Mysteries and Small Pieces (1964) segna una svolta: si tratta di un teatro al di fuori dei confini del teatro. Il tentativo di fare teatro è inteso come creazione di una collettività, non c’è racconto, né testo, né scena, ma solo l’improvvisazione, che dà autenticità all’opera. Frankestein (1965), Paradise Now (1967), per una rivoluzione non violenta, agiscono in maniera dirompente sul pubblico e sulla pratica del teatro, che subisce così un vero choc: il Living diventa scrittura del corpo, che è poi l’immagine meglio conosciuta del gruppo, intendendo il corpo come materiale della scrittura viva del teatro. Intanto sono aperte tre case, intese come luogo di collettività, di vita in comune, di happening, poesia, musica. Nella Dichiarazione d’azione del 1970 è scritto: “Abbandonate i teatri, trovate nuove forme, sfondate le barriere dell’arte; se l’arte non può essere usata per i bisogni del popolo, sbarazzatavene”. Questo è però un momento critico per la storia del gruppo, che decide di sciogliersi come compagnia teatrale e decentralizzare la sua attività, non volendo diventare un’istituzione. Prendono

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così vita azioni dirette come quelle all’interno delle favelas brasiliane

Un enigma in un labirinto.In realtà siamo creatura in un labirinto..Per quanto ancora possiamo continuare a vagare..

Il teatro somiglia a un labirinto proprio  perchè somiglia alla vita..

J.Beck

Ho assistito al Teatro “Nuovo” a un loro spettacolo..”The Brig”contro il militarismo..

ancora

li sento sulla mia pelle.mi sono entrati nell’ anima…

 spettacolo emozionante..ero in seconda fila..mi è sembrato quasi che tendendomi le mani..io sia salita sul palco..con loro..tanto era il coivolgimento..

E ho sentito..allora che c’ era bisogno di un “Teatro necessario.”

Necessario per chi lo pratica e chi lo condivide..

alle persone sofferenti e alla società come cura per la “normalità”

“E un giorno”

E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non sono più quei fantastici giorni all’asilo
di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi
le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo…

E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t’aspetta e tu quasi ti arrendi
capendo che a battito a battito è l’età che s’invola…

E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano,
non racconta più favole e ormai non ti prende per mano,
sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare
e sospesi fra voglie alternate di andare e restare…
di andare e restare…

E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa
in cui lento il tempo sciupavi quand’eri bambina,
in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa
di cose incredibili e di caffellatte in cucina…

E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati
persi in mezzo ai tuoi libri e regali che neanche ricordi,
sembra quasi il racconto di tanti momenti passati
come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi…

E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto,
non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto…
E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire,
ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire…
che sogni gestire…

Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
che non c’è solo il dolce ad attenderti, ma molto d’amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande…

I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati,
lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici
come oggetti di bimba, lontani ed impolverati,
troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici…

Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po’ folle, un po’ saggio
nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: ” io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato… “
Guccini..

Bellissimi versi..descrizione malinconica che ogni genitore affronta ogni volta che i figli..prendono il volo…

dedicato alla dolce Poldina..a mia sorella..che urla ogni volta che vorrebbe mandarli via,ma so che non è vero..a chiunque..lo desidera..ma poi..ora che “facciamo”mentre ancora tastano il nido caldo…

a me..che anche se non ho figli..non riesco mai a trattenerli..

perchè è un bisogno..è la vita che si trasforma..

maddy

“Emma”

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La prima volta che la vidi..mi colpi la sua magrezza…rimasi a fissarla..

Vagai con gli occhi,in quelle forme scarne,indugiai su ogni piega..immaginando 

I movimenti della sua psiche..ostinandomi a indovinarne i pensieri…ma il suo sguardo me lo impedi..in modo strano..inquietante..

Mi trafisse..quella fragile figura..aveva letto in me uno sconcerto che nemmeno io conoscevo..

E provai disagio..

Pensai ..agganciando i suoi occhi..in una sfida..che avrei scoperto in lei più di quanto io stessa immaginassi di trovare..allora non sapevo ancora della mia ingenuità..mi arroccavo  di possedere poteri che non avevo…

Lei si nutriva di rabbia…era stata abbandonata incinta..ora il frutto di quella rabbia..era diventato una malinconica bambina di 14 anni..che mi guardava ..con curiosità..pronta a coprire con il suo corpo..la trasparenza della mamma

..sorrisi…la natura non rispettava il suo corso..era il cucciolo che scattava in difesa…

Ero in una sorta di anestesia, cullata dalla fantasia  di afferrare una storia d’ amore..di degrado,di abbandono..che non mi accorsi della sua lieve voce…

Mi chiamo Emma.. questa è la mia bambina..Adele..

Facemmo amicizia come un fiume in piena..e lei sciogliendo i lacci della sua esistenza..

 vomitò..la sua disgrazia…

Eravamo nella stessa corsia..io per controlli di routine.lei per il ricovero..

Mi chiamarono.era il mio turno..scappai..felice .incominciavo a sentire il peso della sua quotidianità..e la tristezza della sua bambina…

L’ ho rivista spesso…sempre più eterea..

Silenziosa..mai un lamento..

Solo desiderio di tornare a casa e rivedere sua figlia..

L’ ultima volta con goia mi aveva raccontato che le piaceva cucinare per lei..

Aveva scoperto ricette che stupivano la bimba..

Viveva da sola..con una pensione di invalidità…

Una volta non ho resistito e ho chiesto dell sua famiglia..

Sorridendo con amarezza mi ha risposto..

Non mi vuole nessuno..devo stare bene..non voglio che Adele resti sola…

..mi hanno raccontato di come è andata via..

In silenzio..ha avvisato che stava per morire..

Non ho voluto sapere altro…

La  morte ha il potere di emergere con crudeltà..

E camminando per quel corridoio freddo..mi è sembrata di scorgerla..

Con la sua strana vestaglia..e quel modo di stringersela adosso…

 

 maddy

 

“maschere”

4fe25e2e21ddf0ce39c638f8bb5f1601.jpgOgni cosa ha un suo doppio..
solo l’ illusione non ne pemette la visione..
e anche se la maschera vien giù..
un’ altra ne prende il posto..
poi un’ altra ancora…
ognuna uguale..
strati di ipocrisia..
abitudine alla menzogna…
 plasmano  lineamenti..
come argilla
o cartapesta..
 maschere..
fino a coprirne  volti..
che non riconosci più….
ma vedi solo mani che modellano..
plasmano..
a loro piacimento..
fino a completare
volti tutti uguali…
maschere che ridono..
piangono
si indignano..
per ogni circostanza….
e mani che lavorano,plasmano….
madddy 
 

“La storia dovremmo essere noi”

height=”355″> Le vostre mani e le loro menzogne Le vostre mani austere come pietre, meste  come nenie intonate in prigione, massicce e enormi come animali strani, le vostre mani simili a volti crucciati di bimbi affamati. Le vostre mani rapide e solerti come api, pesanti come seni colmi di latte, valorose come la natura, le vostre mani che celano una familiare tristezza sotto la ruvida pelle. Il mondo non si regge sulle corna dei buoi, il mondo è retto dalle vostre mani. O uomini, uomini miei! Vi nutrono di menzogne, mentre affamati avete bisogno di pane e carne. E senza aver neppure una volta mangiato a sazietà Ad una tavola coperta di bianca tovaglia Abbandonate questo mondo E i suoi alberi carichi di frutta. O uomini, uomini miei! Soprattutto voi dell’ Asia, del Medio e Prossimo Oriente, delle isole del Pacifico e della mia terra, che superate il settanta per cento del genere umano, antichi e riflessivi, siete, come le vostre mani e come le vostre mani giovani e curiosi ed entusiasti. O uomini, uomini miei! Voi dell’ Europa, voi dell’ America Siete audaci, siete vigilanti, indulgenti siete come le vostre mani, e come le vostre mani facili all’ inganno, facili all’ illusione… O uomini, uomini miei! Se mentiscono le antenne, se le tipografie mentiscono, se mentiscono le insegne sui muri e gli avvisi del giornale, e se mentiscono sul bianco schermo le nude gambe delle danzatrici, se mentiscono le preghiere, se i sogni mentiscono, se mentiscono le nenie, se mentisce il suonatore nella taverna, se dopo una giornata disperata mente nella notte il raggio di luna, se mentiscono le parole, se mentiscono i colori, se le voci mentiscono, se tutti coloro che sfruttano il lavoro delle vostre mani ed ogni cosa ed ognuno mentisce, eccetto che le vostre mani è solo per renderle pieghevoli come argilla bagnata, cieche come l’ oscurità, stupide come cani da pastori, è per frenarle nella rivolta che prende ad abbattere il regno degli strozzini e la sua tirannia su questo meraviglioso e fugace mondo

dove siamo per un soggiorno così breve.

Hikmet

 

 

“Muta”

Si era allontanata da casa,,cosi senza una ragione..

Era di pasqua..la sua assenza fino a tardi non fu notata..

Pensarono che fosse andata in giro con amici..

Negli ultimi tempi Sandra era inquieta..una storia finita male..

Di quelle che ti succhiano l’ anima..e poi  ti ritrovi svuotata..

E lei ancora stordita la raccontava a tutti…

E cosi che l’ ansia nei suoi genitori  non aveva trovato spazio..

Sarà in giro..per distrarsi..pensarono

Le perdonavano ogni cosa,pur di non vederla malinconica…

E lei davvero era andata in giro..cosi..senza una meta…

Voleva andare al mare..ma sola…

E si avviò alla fermata del bus..

era gia tardi pomeriggioma. non le importava..

Niente riusciva a scuotere il suo torpore..

Il dolore di un  amore troncato..

Le stritolava le viscere..

“non voglio più vivere.” Pensava..

Era sulla fermata da molto..quando lui si fermò..

“Ciao…sei la donna che ho sempre cercato”.disse ridendo..

lei lo guardò…lui le disse subito..

“guarda,che forse puoi aspettare per ore…

è festa e i pullman non passano più…

dai..Sali che ti do uno strappo..

Lei accettò..cosi d’ istinto..tanto cosa cambiava…

Rientrò la mattina all’ alba..in silenzio..

Come un’ atoma..non rispose alla mamma

 Si rifugiò nella sua stanza…. si mise a letto..in silenzio

Si è alzata dopo un anno…

Di quella notte..è rimasto solo il senso di fastidio quando qualcuna la tocca..

E uno sguardo perso…

Non ha mai parlato..

 Maddy

 

 

 

 

 

 

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“Nando”

Era di maggio. come una famosa canzone napoletana…

Per teresa era questo un mese particolare..le accadeva di tutto,perdeva l’amore,

persone care andavano via..amore nuovi iniziavano..

Maggio aveva un particolare significato.era.in assoluto il mese che più amava…

Per i profumi che amanava,per l’aria  ancora tiepida….

Pensando a queste strane circostanze che  si avviò per il sentiero di campagna..

Aveva voglia di raggiungere presto la casa di Tina..la sua nuova amica…

 abitava in periferia,,quasi in campagna..e assorta non si accorse che oramai imbruniva.

Aumentò l’ andatura..”non ho paura “pensò…sono adulta..è il mio paese,mi conoscono tutti

Che dovrei temere…

Intanto non  ricordava che la casa  fosse cosi distante, ora la strada incominciava a inquietarla…

E aveva ragione…

Da un po’ si era accorta dei passi distanti, ..

Sarà qualcuno che abita vicino…non era la sola villetta in quel  viale…

Si rimproverò. la sua  mania di dare fastidio, a non chiedere..aveva voglia di piangere…

E intanto si accorse che stava quasi correndo…

I passi dietro lei..aumentavano..aveva ora la certezza di essere seguita..

La paura in lei ebbe uno strano effetto..rallentò..

“non serve scappare”..la casa è ancora troppo distante..

Fu allora che senti la mano sulla spalla..

“Teresa,sono Nando…

“Ti ricordi di me.”?

“Ti ho spaventata”?

Si,ma ora sono  tranquilla,mi fa piacere rivederti..

Quando sei tornato?

Da poco…

Dai racconta..

Ma non dovevi andare da qualche parte…?

NO,Nando… Ho voglia di ascoltarti…

Era stato per anni in manicomio…aveva ucciso una donna…

Una vita normale..amici….poi tutto era esploso…

Ma teresa ricordava il suo giovane viso..la sua vita avvolta da un futuro promettente..

La sua cotta per lui…

E la tenerezza la avvolse…

Restarono ore a parlare…lui rideva come una volta

maddy

 

 

 

 

 

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“scelte”

Lori sentiva di aver fatto la scelta giusta..lasciarlo andar via le era costato molto.

Ma necessario..Alzò la mano nel salutarlo alla stazione.mentre il treno già iniziava a muoversi..

Insiema a lui..un pezzo dei suoi sogni andavano via..

 con malinconia si avviò verso casa,la sua vita riprendeva di nuovo come prima…

E nel fare il solito tratto di strada…sorrise…

Non si cambia alla sua età…non aveva  la forza…

Con gli anni aveva imparato….

E scegliere di restare..capiva che era stato un atto d’ amore..

Più di quello di andar via con lui….

Entrò in casa..rivede ogni cosa al suo posto..

I colori della casa,gli oggetti..

Tutto immutato..quasi in attesa…

Mise la solita musica..quella che più amava…

Si mise in libertà..una tuta..scarpe comode..

Si lasciò cadere sul divano…

Aprendo il libro lasciato a metà…

“Ragazzi di vita”

 e continuò..

Maddy 

 

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“Baila me”

ROMA – “Attenzione, c’è un bruttissimo clima. Ricordiamoci cosa è successo negli anni trenta in Europa. La mia relazione al Parlamento europeo su quello che ho visto in Italia racconterà di questo clima. E sarà molto dura”. Trentatré anni, minuta, faccia da gitana è proprio il caso di dire, sguardo intenso, anche un po’ triste. Si chiama Viktoria Mohacsi, è rom di origine ungherese e dal 2004 è eurodeputato dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Eldr). Da quattro anni, con un’altra eurodeputata di origine rom però rumena, ha l’incarico di monitorare le condizioni di vita dei 150 mila gipsy che vivono in Europa. E’ la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che è troppo facile e altrettanto sbagliato dire rom quindi zingaro quindi criminale.

Con l’aria che tira in Italia – pacchetti sicurezza, annunci di misure straordinarie, esplusioni di massa, limitazione dello spazio di libera circolazione Schengen, ronde contro gli zingari e molotov contro le baracche – Mohacsi è stata spedita qui da Annemie Neyts-Uytteboeck, leader dell’Eldr di cui fanno parte anche i radicali 

Domani Mohacsi andrà a Napoli “dove mi dicono che la situazione sia peggiore che altrove” e poi lunedì pomeriggio farà il suo rapporto al Parlamento europeo sullo status dei rom in Italia. Viktoria Mohacsi parla un perfetto inglese ma porta con sé un interprete, un giovane di Timisoara. Nei due campi visitati oggi non ci sono stati nei giorni scorsi nè blitz di vigili né pattuglioni delle forze dell’ordine. Sono più o meno legali, se non autorizzati almeno riconosciuti, e ci vivono circa mille e quattrocento persone. “Sono venuta qui – dice Mohacsi – soprattutto per vedere e ascoltare

Da un articolo di repubblica

segnalato da un amico…..

Sono molto preoccupata…c’è molta tensione….

“Luoghi comuni”

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Il popolo Rom viene spesso chiamato in causa in discussioni riguardanti i problemi delle minoranze. Tra ovest ed est, tra integrazione e discriminazione, questo popolo incompreso vaga senza trovare un proprio posto.

“Nomadi”, “Gitani”, “Zingari”… Queste definizioni riduttive nascondono la vera identità dei 10 milioni di Rom presenti in Europa. Originari del nord dell’India, iniziarono ad immigrare in Europa orientale nel XII secolo, fino a costituire oggigiorno la più grande minoranza del vecchio continente. Il processo di allargamento dell’Unione Europea non può di certo ignorarli essendo due terzi di loro concentrati in Europa centrale. Romania e Bulagaria, paesi candidati per l’adesione nel 2007, accolgono consistenti popolazioni Rom.

Un nome, un paese

I luoghi comuni, enfatizzati dall’uso di dispregiativi, sono dunque lungi dallo sparire e l’identità dei Rom viene offuscata da diversi termini . Attualmente, in Europa viene usato il termine “Tzigani”, ma spesso, sentiamo usare in modo indiscriminato i termini “Gitani”, “Raminghi”, “Zingari”..
Queste generalizzazioni ignorano le diverse sfumature e provocano preconcetti. Ancora più difficile è comprendere che non tutti coloro che viaggiano sono necessariamente Rom e che, viceversa, alcuni Rom hanno adottato un modus vivendi sedentario. Spesso è la ricerca di mezzi di sostentamento, o la necessità di emergere, che spinge certi gruppi a scegliere la vita nomade.
Con l’appellativo “Rom”, la comunità internazionale raggruppa la minoranza europea di origine indiana, frutto delle migrazioni che ebbero luogo più di otto secoli fa.
I media riportano regolarmente notizie riguardo i Rom, spesso stigmatizzati e identificati come stranieri in seno alle popolazioni locali.
Verso la metà del gennaio scorso 2005, lo scandalo scoppiato in Spagna, il paese dell’Europa occidentale che annovera il maggior numero gitani, ha svelato persistenti tensioni.
Durante una manifestazione a seguito dell’assassinio di un cittadino locale, un quartiere “gitano” è stato saccheggiato. Numerosi manifestanti hanno messo a fuoco granai, capovolto diverse macchine e persino lanciato pietre contro le finestre dalle abitazioni in segno di vendetta. L’odio è dilagato pure nella comunità “gitana”, la quale, soffocata a lungo, è risorta dopo decenni di convivenza.
Nel Regno Unito, i “travellers” (viaggiatori) hanno un peso maggiore nelle decisioni politiche rispetto ai Rom in senso stretto. Nonostante ciò, i candidati per le prossime elezioni legislative del 5 maggio hanno preso di mira i “gitani” nelle loro campagne elettorali. A proposito degli accampamenti abusivi, il conservatore Michael Howard ha lasciato intendere che la Carta dei diritti dell’Uomo avvantaggia eccesivamente i nomadi, i quali possono persino infrangere la legge impunemente. Anche quotidiani come The Sun e il Daily Mail si sono aggiunti al coro delle polemiche, affermando che il governo favorisce tali popolazioni.
In Germania, diversi avvenimenti hanno coinvolto i Rom. L’ultimo ha avuto luogo nella città di Ravensburg ove il Consiglio nazionale dei Sintè e dei Rom in Germania ha dichiarato l’amministrazione responsabile in parte degli atti razzisti contro i loro compatrioti. Il procuratore della città aveva infatti bloccato l’inchiesta a carico di un cittadino che aveva appeso uno striscione su un carro durante la parata di carnevale del marzo scorso.
L’ingiunzione “Zack, zack, Zigeunerpack” (“Svelti, svelti, sporchi tzigani) non poteva lasciare il Consiglio indifferente.
All’inizio di aprile, in un’intervista concessa al quotidiano francese “Le Monde”, Dana Diminescu, sociologa e autrice di un’opera concernente gli spostamenti migratori rumeni, menzionò la differenza tra immigrati Rom e rumeni, spesso poco chiara nell’opinione pubblica. Secondo lei sono i primi ad essere i più conosciuti, coloro che transitano principalmente a Parigi e a Lione. Questi perpetuano il loro tradizionale andirivieni, dettato dall’attaccamento al clan e alla famiglia, mentre i “rumeni” vivono ormai un processo di individualizzazione allo scopo di inserirsi più facilmente nello scenario europeo.
In Europa centrale e orientale l’etnia Rom è maggiormente conosciuta. In questi territori sono più numerosi, essendovi giunti due secoli prima della loro migrazione verso l’ovest: mezzo milione di Rom vive in Ungheria, quasi altrettanti in Romania, circa 250 000 nella Repubblica Ceca, mentre la Romania e la Bulgaria, futuri membri dell’Unione nel 2007, accolgono 2 e 3 milioni di Rom rispettivamente.

Uniti nell’“europeismo”

Esistere però non è sinonimo di essere riconosciuti. In seguito alle molteplici discriminazioni di cui sono vittime in queste regioni, i Rom costituiscono ormai un’etnia al centro delle nuove politiche d’integrazione. In effetti, la legislazione li designa come una minoranza che i nuovi e futuri Stati membri devono per forza prendere in considerazione se vogliono avere tutte le carte in regola in materia di processo d’adesione.
Pertanto, i Rom rappresentano al meglio l’”europeismo”, visto come integrazione europea.
Che pratichino o meno il nomadismo, il valore della libertà primeggia su tutti gli altri e i confini non vengono considerati come un limite per i loro viaggi. Si definiscono come popoli appartenenti a una naz
ioni senza

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territorio, ma allo stesso tempo anche come “popolo europeo” e rivendicano di essere a casa loro ovunque in Europa. Le resistenze alle quali devono far fronte svelano gli ostacoli che l’Unione ampliata dovrà affrontare per riuscire nel processo di integrazione.

Un giorno forse la stampa citerà i Rom nella sezione “Europa”, e non più tra le nuove nazionalità, come succede adesso, dove i Rom sono descritti come stranieri in seno alle popolazioni locali.

Avevo già postato questo argomento..ma ora sta diventando una caccia spietata dove non si esclude ogni manipolazione
vergognosa..
E noi…siamo addormentati,senza speranza…