“Tornate a casa vostra”

Le frasi rivolte ai lavoratori stranieri sono più o meno queste: “Sporchi immigrati. Tornate a casa vostra. Togliete lavoro a gente di qui che ne ha bisogno”. Quante volte si sentono ripetere espressioni simili, in Italia, da chi non sopporta la vista degli immigrati di un colore o di un altro. Be’, in questi giorni le stesse frasi sono state pronunciate qui in Inghilterra all’indirizzo di lavoratori italiani. Alla raffineria Lindsey Oil di Grimsby, gestita dall’azienda petrolifera francese Total, è stato assunto un gruppo di manovali italiani e portoghesi, scrive il quotidiano Daily Express di Londra, apparentemente perchè costano meno. Una legge europea lo permette. Sono ospitati da una speciale nave-albergo, con un contratto di lavoro a tempo. Ma agli operai inglesi la cosa, in piena recessione, non è andata giù: ieri hanno dichiarato sciopero e protestato piuttosto vigorosamente per la presenza degli italiani. Alcuni dei quali, o almeno presunti tali, sono ripresi in una fotografia del Daily Express mentre agitano il dito medio e fanno il gesto dell’ombrello davanti al naso degli operai inglesi. “Gli italiani lavorano male e non rispettano le norme di sicurezza”, dice un operaio inglese al quotidiano di Londra. “La nostra non è una protesta razzista, ma quei posti di lavoro spettavano a noi. E’ un’ingiustizia”.

Chiunque abbia ragione, è la prova di come i ruoli possono cambiare in fretta: in Inghilterra possiamo essere visti come i vu’cumprà che tanti di noi non sopportano in patria. Che è stato poi, quello dei poveri immigrati guardati male dai nativi, il nostro ruolo per secoli. Sarebbe bene non dimenticarcelo. 

Che dire…corsi e ricorsi,ruoli che cambiano..

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“Muta”

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Si era allontanata da casa,cosi senza una ragione…

Era di Pasqua…la sua assenza fino a tardi non fu notata…

Pensarono che fosse andata in giro con amici…

Negli ultimi tempi Sandra era inquieta…una storia finita male…

Di quelle che ti succhiano l’anima… e poi ti ritrovi svuotata…

E lei ancora stordita la raccontava a tutti…

E cosi che l’ansia nei suoi genitori non aveva trovato spazio…

Sarà in giro…per distrarsi…pensarono

Le perdonavano ogni cosa,.pur di non vederla malinconica…

E lei davvero era andata in giro…cosi…senza una meta…

Voleva andare al mare…ma sola…

E si avviò alla fermata del bus…

era già tardo pomeriggio… ma non le importava…

Niente riusciva a scuotere il suo torpore…

Il dolore di un amore troncato…

Le stritolava le viscere…

“non voglio più vivere” Pensava…

Era sulla fermata da molto…quando lui si fermò…

“Ciao…sei la donna che ho sempre cercato” .disse ridendo…

lei lo guardò…lui le disse subito…

“guarda, che forse puoi aspettare per ore…

è festa e i pullman non passano più…

dai…sali che ti do uno strappo…

Lei accettò…cosi d’istinto…tanto cosa cambiava…

Rientrò la mattina all’alba.. in silenzio…

Come un’atoma…non rispose alla mamma

 Si rifugiò nella sua stanza…. si mise a letto…in silenzio

Si è alzata dopo un anno…

Di quella notte…è rimasto solo il senso di fastidio quando qualcuna la tocca…

E uno sguardo perso…

Non ha mai parlato…

 Maddy

 

PS – ho scritto questa storia tempo fa, ma ancora quel grido non riesce ad esplodere, ancora la violenza uccide l’anima…

“Il signore Alberto”

botero.jpgIl signore Alberto era un omone…viveva da solo nel vecchio vascio in zona ferrovia…

La sua vita era stata senza regole, sempre in viaggio per lavoro…vendeva biancheria porta a porta…

Un ambulante… Non si era mai voluto sposare… ”non ho tempo” mava dire…e poi chi volete che accetta una vita di attesa…

Ma tutto il rione era a conoscenza delle sue avventure… raccontante dettagliatamente da Assuntina…una fidanzata respinta…

Viveva cosi di espedienti… di piccole commissioni…Si accontenteva…

Una mattina Pasqualino il sarto, cosi lo chiamavano vedendolo ciondolare nel vicolo lo chiamò…

Senti, disse senza tanti preaboli, ci andresti a farmi una commissione… una pezza di fodera nella zona mercato… Il povero uomo sorrise, contento di poter essere utile e con la speranza di avere un nuovo cliente…

Pasqualino viveva da anni in quella botttega-vascio, lui e sua moglie… una coppia affiata,  ma non felice. Non avevano avuto figli, e con gli anni passando fuori dalla loro bottega ognuno ne avvertiva il vuoto… una vita cucita come le sue innumerevoli giacche a buon mercato.

In compenso avevano qualche lira in più da pemettersi, un piatto caldo ogni giorno.

Al ritorno il signore Alberto consegnò la fodera con la solerzia di uno scugnizzo contento…

Marito e moglie si guardarono… e lei con dolcezza lo invitò a pranzo…

Mangiato il primo, il signore Alberto con fare ingenuo disse: il secondo se non vi dispiace, lo mangerei stasera… i coniugi si guardarono e dissero: come volete vi aspettiamo…

La storia è durata per molti anni.

Il signore Alberto interveniva nelle discussioni della coppia… ora dando ragione a l’ uno ora a l’ altro…li placava in quelle più profonde…

Passando fuori al loro vascio bottega, tutti erano certi… che quella era una famiglia…

Avevano colmato i loro vuoti…

Maddy

“Per un teatro povero”

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Il Teatro per esorcizzare la sofferenza che la vita ci impone… e la recitazione come forma liberatoria che aiuta a prendere contatto con il corpo.

In questi giorni ho riflettuto molto sul significato e l’ importanza di esso…ho ripreso a leggere un testo molto bello ”Per un teatro povero” di Jerzy Grotowski.

Mi ha sorpreso la profondità dei suoi concetti..la determinazione con cui li ha perseguiti.

Gretowski ha cercato attraverso esperimenti pratici una risposta a: cos’è il teatro?

Che cosa lo rende unico e due idee si concretizzarono nelle sua mente: il teatro povero e la rappresentazione come atto di trasgressione…

Un teatro senza cerone, senza costumi e scenografie decorative dove l’attore ha un diretto e palpabile contatto con il pubblico…una comunione di vita tra l’attore e lo spettatore..

Lui dice:  perché ci occupiamo d’ arte?

Per abbattere le nostre frontiere, trascendere i propri limiti, riempire il nostro vuoto…realizzare noi stessi, nella lotta con la nostra personale verità nello sforzo per liberarci dalla maschera che ci è imposta dalla vita…e il teatro con la sua corporea percettività…è un luogo di provocazione…

È vero, anch’ io lo sento in questo modo…il teatro come liberazione da stereotipi che ci impone il nostro ruolo nella vita

Assumendo le varie maschere delle emozioni, in una farsa forse riusciremo a strapparci quella spesso falsa che assumiamo nel quotidiano…

Credo negli insegnamenti di questa persona speciale, sensibile che sa vedere e insegnare che con il movimento e allenamento costante del proprio corpo come un attore può calarsi nella parte e essere coinvolto in pieno in ciò che rappresenta…

Non è stato facile portare avanti questa idea…e immagino le sue difficoltà in questo mondo di televisione, cinema sempre meno di qualità…e di teatro classico e popolare orami stantio, che esaurita la vena di novità, fa uso ormai solo di tristi scimmiottamenti a buon mercato…

Inoltre mi ha colpito molto il rapporto che assumeva con i suoi allievi. Lui affermava che vi è qualcosa di incomparabilmente intimo e fruttuoso nel lavoro che svolgeva con l’attore che gli era affidato. Egli doveva essere attento, confidente e libero, poiché il suo lavoro consisteva nell’esplorazione delle sue possibilità estreme…Lui seguiva la sua evoluzione con attenzione e stupore e collaborazione…perché   l’evoluzione dell’allievo è anche la sua e proiettata in esso ed insieme saranno una rivelazione. Formare per Grotowski un allievo è nascita condivisa maestro-allievo…

E cosi l’attore nasce di nuovo non solo come attore ma anche come uomo e con lui il maestro stesso…

È un modo goffo di esprimerlo ma quando si ottiene è l’accettazione totale di un essere umano da parte di un altro…

Bellissimi concetti che mi piacerebbe che i ragazzi del collettivo abbracciassero… imparando con il loro scambio di energie a crescere, e arricchindosi entrambi… a trasmettere nuovi messaggi con la loro creatività… è questo che intendo per teatro… ”la messa in scena dell’originalità che c’è in ognuno di noi”… donare ad altri la nostra potenzialità …

Io ci credo…

Maddy

“Ci sono giorni”

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Ci sono giorni che solo l’ odore del caffè ti rende felice,
ti arriva l’ aroma con i ricordi, chiudi i tuoi occhi,
cavalchi la tua forza…senza freni…e comprendi…
Ci sono giorni che hanno una preziosità unica
ti fanno compagnia
i rumori di una domenica lenta
nel risveglirsi pigra
ma di una bellezza non sfiorita.
Ci sono giorni
che vorresti non finisssero mai…
sono i giorni profumati
come l’ aroma di un caffè.
Maddy

“Nuovi piaceri”

Nella fretta di vivere le emozioni spesso le ho bruciate

e a volte non vissute intensamente.

Correre, divorare credendosi eterni…questo era il mio credo…

Poi… l’imprevisto….nel mio caso la salute,

ma poteva essere qualunque cosa…

Ci si accorge di vedere aspetti nuovi, nei gesti di sempre…

Ascolti di più…senti ogni sfumatura.

E leggere un libro,vedere un buon film

ti sembra la più grande avventura…

Lo so, non ho scoperto nulla di nuovo…

È questo il punto,che parlarne in passato

Ne sentivo la malinconia e pensavo…

“che tristezza” la monotonia…

Voglio scappare, viaggiare, nuove emozioni…

E se la crisi è pesante nuovi amori…

Questo quando ti credi infinito…

E senza accorgertene ti avvii ad un infelicità

Sempre più esistenziale…

“La vita mi sfugge,“ racconti nei salotti

O fuori a un caffè letteraio alle amiche

Loro hanno la stessa età e ammiccano

“E si tesoro” rispondono

La vita è crudele…

Ora mi chiedo… dovevo solo attraversare la riva

Piccoli passi nello stesso spazio

Per capire che ogni giorno ha un valore inestimabile

È un intera vita..

Lo so non ho scoperto l’ acqua calda

Ora lo vivo… e mi sento felice…

Maddy

 

“Sospesa”

Sono sospesa, cosi in alto
con la vita che scorre  ai miei piedi,
non oso guardare la strada…
di sicuro non riuscirei più a seguirne i ritmi…
sento solo i rumori ovattati
Sono sospesa nel vuoto,incerta…
anche il filo a cui sono legata è doloroso
avrò la forza di continuarne il cammino?
e lo sguardo si ferma su dei puntini che intravedo,
è qualcuno che soffre più di me…
non il diritto di arrendermi,
mi chiedo e continuo, cosi sospesa sul filo…
non importa se è dolorante
arriverò alla meta…e scenderò nella strada
toccando di nuovo il mio suolo
Non resterò sospesa per molto…
Maddy
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“Vient”

Vient

la tua forza sul mio viso…

Il tuo vagare è libertà

Toccare ogni cosa,ogni volto…

asciugare ogni lacrime…soffiare nei capelli…

È conoscenza

Vient che tras in ogni casa…

Porta speranza

forza finestre, risveglia passioni…

Solleva sopite rassegnazioni

E sussurra ad ognuno

Che si può cambiare il proprio destino…

Vient che tras in ogni casa

Raccogli i sogni

Di ognuno

Vient…dolce

Uragano se vuoi….

maddy